Noi vogliamo lavorare. Sì, vogliamo lavorare ad ogni costo. Non tanto per il denaro in sé quanto per il nostro prestigio sociale, per la fiducia in noi stessi e nel futuro. E, soprattutto, per la nostra libertà: quanti grandi pensatori ci hanno assicurato che il lavoro rende liberi!
Per troppo tempo siamo stati esclusi da questa libertà e abbandonati a noi stessi, la qual cosa aveva suscitato in noi alcune abitudini antisociali. Invece di levarci all’alba per andare in fabbrica o in ufficio, abbiamo fatto colazione a letto, ci siamo crogiolati e poi riaddormentati. Invece di rischiare di morire sfracellati o di noia, abbiamo girovagato per le strade in cerca di avventura. Mentre industriali e politici devono fare i conti con una crisi finanziaria di enormi proporzioni, mentre i cittadini integrati — in poche parole, i cittadini — arrancano nello stress, noi abbiamo tutto il tempo a nostra disposizione per fantasticare, passeggiare, leggere, fare all’amore.
Non ne possiamo più! Ed è per questo che vogliamo andare laddove s’incontrano i capi di governo da cui ci aspettiamo tutto. Perché la disoccupazione deve essere soppressa, e tutti devono potersi guadagnare il pane col sudore della loro fronte.
Per raggiungere il pieno impiego per tutti, proponiamo:
- Il livellamento delle montagne e delle colline inutili a colpi di pala e piccone, il trasporto di pietre sul dorso di uomini e donne appiedati, fino ai deserti industriali, al fine di erigere piramidi gigantesche per glorificare il presidente del consiglio, il presidente della banca mondiale e altri faraoni del Santo Mercato. Queste piramidi attireranno il turismo mondiale, cosa che non mancherà di creare impieghi supplementari di domestici.
- Allo scopo di battere la concorrenza straniera, reclamiamo l’instaurazione di un salario massimo che non dovrà superare il salario medio dei paesi più poveri. In questo modo i nostri imprenditori accetteranno di continuare a sfruttare i loro connazionali e non trasferiranno più le proprie attività all’estero alla ricerca di manodopera più comprensiva.
- L’assunzione di tutti i disoccupati compatibili con l’informatica in imprese virtuali per produrre servizi virtuali pagati con denaro virtuale.
- La privatizzazione immediata dell’aria. Perché? Innanzitutto perché è controproducente e di pessimo esempio che resti qualcosa di gratuito su questo pianeta. Poi perché è immorale che dei fannulloni e buoni a nulla si arroghino lo stesso diritto di respirare dei lavoratori scrupolosi. Ma soprattutto perché questa misura fornirebbe la soluzione finale al problema della disoccupazione. Da un lato nascerebbero nuovi impieghi: misuratori di capacità polmonare, collettori di tariffe d’ossigeno, controllori di respiri. Dall’altro, tutti gli imboscati non potrebbero più pagarsi la respirazione e scomparirebbero infine dalla nostra vista. Resta da vedere se le convenzioni europee consentiranno di creare ulteriori posti di lavoro grazie alla trasformazione dei disoccupati soppressi in saponette, paralumi ed altri articoli domestici.
Sì, per una causa simile siam pronti a strisciare in capo al mondo, ovunque si tengano i vertici dei potenti della terra, a piedi nudi, incatenati, a zigzag, tre passi avanti e due indietro, come ci vorranno. Lungo il percorso siamo pronti a frustarci reciprocamente e a gettarci ai piedi di tutti i professionisti incravattati che incroceremo, invocando compassione.
Unione dei Servi Volontari